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INTERVISTA A GIACOMO FANFANI DELLA COMPAGNIA CON-FUSIONE PER LO SPETTACOLO CHE FINE HA FATTO CENERENTOLA

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ALPHA BEAT DEL 29 6 15

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150629_01_BETTARINI SU LICENZE TAXI

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150630_BELLAVISTA_LAMMA_

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INTERVISTA A PASQUALE FERRARA PER INTOLLERANZA RELIGIOSA

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*** SCARICA MP3 *** IL MUSEO DEGLI ORSANTI DI COMPIANO E GLI ALBERI DEI DINTORNI - 29   (4.24 MB)

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IL MUSEO DEGLI ORSANTI DI COMPIANO E GLI ALBERI DEI DINTORNI - 29

  • Sull'Appennino parmense verso la Liguria si trova il Museo degli Orsanti, sulla strana professione di alcuni abitanti di questa zona nel sette e ottocento. Gli alberi monumentali piĂą vicini si trovano in Liguria, mentre per la provincia di Parma occorre risalire verso Colorno.

    Nel Museo degli Orsanti di Compiano si impara che, in un’epoca in cui gli esseri umani erano molto spesso trattati come schiavi, umiliati e costretti a vite di stenti, comportarsi anche peggio con un animale doveva sembrare normale. Così, già nel settecento, per sfuggire ad un’esistenza di miseria, gli uomini che vivevano sull’Appennino fra Emilia e Liguria nella val di Taro, avevano trovato il modo di guadagnarsi da vivere, viaggiando per l’Italia e l’Europa con cani e pappagalli, scimmie, cammelli e orsi ammaestrati, coi quali facevano piccoli spettacoli. Lo avevano imparato probabilmente da genti balcaniche, dalle quali comperavano anche gli animali. Insegnare ad una scimmietta dei giochi divertenti poteva assecondare la natura curiosa dell’animale, ma farlo con un orso, che pesava anche trecento chili e con una zampata poteva uccidere, doveva essere ben altra cosa. Dicono che lo condizionassero con le torture, ma forse qualcuno sarà stato capace di ammaestrarlo fin da piccolo, associando premi ai comportamenti che gli si volevano far tenere.

    Gli orsanti partivano a piedi, qualche volta con un carretto, insieme agli animali e andavano in tutti i Paesi d’Europa, persino in Russia intrattenendo la gente sulle piazze con dei numeri di destrezza, con musica e canti, soprattutto durante le fiere. Ciò che più attirava era, però, la lotta con l’orso, che terminava con la vittoria immancabile dell’uomo, nonostante la sua forza ben inferiore. Spesso l’orsante era accompagnato anche da un bambino, che gli serviva da garzone e, data la mentalità di quell’epoca, in cui anche i piccoli erano costretti a lavori pesanti, ci si può immaginare che raramente fossero trattati con umanità. Spesso, uomini e bambini restavano lontani per anni dalle loro famiglie e qualche volta riuscivano a far fortuna. Era una professione che si tramandava ai figli e che poteva espandersi fino alla complessità di un circo. A causa del comportamento truffaldino di qualcuno, la cattiva reputazione di questa categoria si associava a quella dei birbanti, falsi religiosi che venivano principalmente dalla valle Surla e dalla val di Vara, sul versante ligure e che ottenevano o estorcevano denaro e cose ai devoti..

    Gli oggetti ed i ricordi di quei tempi sono visibili al Museo degli Orsanti.

    Per trovare alberi monumentali nel paraggi si deve passare in Liguria a Borzonasca. Si raggiunge dopo 3 chilometri l’abbazia Bolzone, davanti alla quale c’è un CIPRESSO di 600 anni, alto 30 m. e col tronco dalla circonferenza di 3,50. In direzione di Piacenza, nel comune di S.Stefano d’Aveto, davanti al piccolo cimitero in località Allegrezze ci sono due SEQUOIE GIGANTI, di cui una centenaria, col tronco di oltre 5 m, di circonferenza e l’altezza di 18. Le dimensioni sono ben inferiori a quelle di altre sequoie californiane coetanee che vivono in Italia, ma l’albero è importante come ricordo degli emigrati in America che ne hanno riportato i semi per farla crescere in patria.

    Anna Cassarino – www.ascuoladaglialberi.net




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*** SCARICA MP3 *** IL MUSEO DELLA FRUTTICOLTURA DI LANA - BZ - E I LARICI DI SANTA GERTRUDE - 27   (4.92 MB)

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IL MUSEO DELLA FRUTTICOLTURA DI LANA - BZ - E I LARICI DI SANTA GERTRUDE - 27

  • Il Museo della Frutticoltura è particolarmente interessante per ciò che si viene a sapere sui sistemi ingegnosi per proteggere i frutteti, grazie alla conoscenza del funzionamento della natura. A Santa Gertrude si potrĂ  far visita ai larici bimillenari e a Glorenza a un gran pioppo.

    In questo piccolo museo di campagna, nella residenza medievale Larchgut, si possono scoprire cose davvero sorprendenti per proteggere i frutteti dai vari pericoli, rese possibili grazie all’intelligente adattamento dei fenomeni naturali alle esigenze umane. Anche l’aspetto di costume, però, merita di essere conosciuto: in Alto Adige, fino ai primi anni del novecento, i guardiani dei frutteti giravano bardati con gran collane di enormi zanne di cinghiale, alte acconciature a ventaglio fatte di lunghe penne d’uccello, che finivano con code di volpe e li facevano sembrare re esotici. Erano armati di una pistola, una roncola ed un roncone per spaventare i malintenzionati che ancora non fossero fuggiti nel vedere quelle apparizioni. Solo le donne incinte o i poveri di passaggio potevano avere un frutto da mangiare sul posto. A Luglio i “saltari” si preparavano al loro lavoro di sorveglianza, costruendosi un capanno e restando fino al termine del raccolto in autunno, a badare che nessuno li depredasse. Quei personaggi fantastici, adesso si possono vedere solo in disegni e fotografie vecchie di un secolo e il loro armamentario è indossato da manichini di questo museo e da quello del vino che si trova a Caldaro e che consiglio di visitare.

    Nel Museo della Frutticoltura si possono conoscere i metodi per contrastare le gelate che avvengono a volte in primavera e che possono danneggiare i germogli e i fiori dei meli, compromettendo il raccolto anche per intero. Un tempo i contadini accendevano il fuoco dentro le stufette già sistemate fra gli alberi. Erano riempite con legna adatta a fare un gran fumo e in poco tempo, nel buio si vedevano le file rosse delle stufe accese, con un comignolo da cui uscivano le nuvole calde che avrebbero protetto gli alberi dall’aria gelida. Se non tirava vento, si poteva sperare di salvare il futuro raccolto, purché la temperatura non fosse scesa sotto i meno due gradi. Era un lavoraccio badare a che il fuoco soccorresse gli alberi. Ci volevano tante stufe, tanti aiutanti e tanta fortuna. C’era chi usava i ventilatori sulle torrette, azionati dai motori diesel, per smuovere l’aria e sollevare quella fredda da terra, ma quel sistema non dava grandi risultati. Finalmente, però, negli anni cinquanta del novecento, casualmente si è scoperto un metodo che ha del miracoloso e che dipende dal particolare comportamento dell'acqua. Ma questo ve lo lascio come sorpresa da scoprire sul posto, oppure da leggere nel mio libro ACQUA, ARIA, TERRA E FUOCO -energie del mondo- oppure in VIAGGIARE COME LA LUNA -per conoscere chi e cosa fa il mondo migliore-

    A Santa Gertrude, in val d'Ultimo, ai margini del bosco a pochi minuti dal centro si trovano i tre LARICI più grossi e più antichi d’Europa. Non sono molto alti a causa degli acciacchi che li hanno colpiti, dopo 2000 anni di vita, ma la circonferenza del tronco maggiore è circa 9 metri. A Glorenza, a ridosso del ponte di legno c'è un grande pioppo che vale la pena di vedere.

    Anna Cassarino www.ascuoladaglialberi.net




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*** SCARICA MP3 *** I MUSEI DELLE API E DEL MIELE E L'ACERO DI SAN GENESIO - 28   (4.77 MB)

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I MUSEI DELLE API E DEL MIELE E L'ACERO DI SAN GENESIO - 28

  • La visita ai musei delle api e del miele in provincia di Bolzano e di Trento apre una porta su un settore di grande fascino, sorprendente per visitatori di ogni etĂ . Nelle loro vicinanze ci sono alberi monumentali all'altezza di tanta meraviglia.

    Le api sono insetti tanto affascinanti da aver convinto vari professionisti di successo nella società cittadina a lasciare tutto per dedicarsi all’apicoltura in campagna. Sulle minuscole creature da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza, dato che al loro lavoro di fecondatrici di fiori dobbiamo la trasformazione in frutti per il nostro consumo, sono stati scritti molti libri. Durante le vacanze c’è la possibilità di vedere e verificare personalmente diversi aspetti che le riguardano. In Alto Adige, a Soprabolzano vicino al laghetto di Costalovara, a circa mille metri di altitudine c’è un antico maso (casa colonica) del quattrocento, restaurato e dedito all’apicoltura oltre che a museo di questa attività. Il bell’edificio dal tetto rinnovato ogni 15 anni con paglia di segale, è circondato da terreni in parte lasciati a prato, in parte ad orto, a campo, a bosco. Una guida spiega ciò che permette di apprezzare poi al meglio l’intero complesso e di esplorare con maggiore interesse il percorso didattico esterno, in un luogo di grande bellezza. Si potranno fare piccoli esperimenti di verifica, come quello per capire come vede l’ape che, al contrario di noi, visualizza i raggi ultra-violetti ma non il colore verde, inutile per lei che va in cerca solo di fiori. Non vede neppure il rosso, tranne il caso in cui gli ultra-violetti vi si riflettano in un modo particolare, grazie alla struttura dei petali. Anche i ragazzi visiteranno volentieri il museo, vicino ad un laghetto creatosi spontaneamente nel settecento e incrementato con una piccola diga che consentiva di utilizzare le sue acque anche per far funzionare segherie e mulini. Dalla vicina San Genesio, si prosegue verso il Weiler Faas per pochi chilometri, fino a trovare un ampio spazio aperto con dei bei prati e l’albergo Tomanegger i cui proprietari possono essere fieri della presenza, in posizione privilegiata, di un acero di monte la cui bellezza è difficile da uguagliare. La sua età è stimata intorno ai 400 anni, la sua magnifica chioma ha un diametro ci circa 30 m, come l’altezza. E’ fatto di vari grossi tronchi di bel legno rosato rivestito di scaglie.

    In provincia di Trento, a Lavarone, c’è un altro museo del miele, con una notevole collezione di bugni (gli alveari più primitivi) che provengono da varie nazioni e periodi. C’è un alveare con una parete di vetro che mostra le attività delle api, le attrezzature usate in passato per prelevare e lavorare il miele, che a seconda dei periodi storici è stato fatto con un diverso rispetto. Cera, propoli e pappa reale sono altri prodotti di cui si impara l’origine e l’impiego. C’è anche un video e molte informazioni storiche per apprezzare maggiormente i biondi insetti e il delizioso alimento che producono e che possiamo assaggiare nel museo allestito e gestito dalla famiglia di apicultori appassionati. Poco dopo Lavarone, in direzione di Asiago, sulla destra una strada porta al più grande ABETE BIANCO italiano, di oltre 250 anni, 6 metri di circonferenza e 55 di altezza. E’ l’Avez del Prinzep,

    Anna Cassarino www.ascuoladaglialberi.net




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26:06:2015_drop_out

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ALPHA BEAT DEL 26 6 15

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150626_05_MEETING CECINA

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